Butino

Butino è una suggestiva frazione di Monteleone di Spoleto. Situata a 989m sul Monte Birbone, è nota per le antiche miniere di Terrargo, la chiesa di Santa Maria degli Angeli e una rara torre di sfiato di un acquedotto del XVI secolo.

Butino

Descrizione

La frazione di Butino, il cui toponimo fa riferimento alla particolare ricchezza di acqua (conserva, infatti, un “torrino di sfiato” pertinente al più antico acquedotto monteleonese cinquecentesco), sorge alle pendici del Monte Birbone, attorno alla chiesa di Santa Maria degli Angeli (XVI secolo). Butino (frazione di Monteleone di Spoleto) si trova sui fianchi del Monte Birbone, con un nucleo più antico disposto intorno alla piccola chiesa di Santa Maria degli Angeli, risalente al XVI secolo e originariamente dipendente dai Francescani. L’insediamento, oggi scarsamente popolato, è un piacevole centro di villeggiatura estiva e nelle vicinanze si trovano le famose miniere di Terrargo, attive nel XVIII secolo.

Il nome Butino rimanda alla particolare abbondanza di sorgenti d’acqua, poiché Budino-Butino significa “bottino”, “piccoli barili”, luogo di accumulo o cisterna d’acqua. È curiosa la presenza di un’alta struttura in laterizio, opera di ingegneria idraulica databile tra il XVII e l’inizio del XIX secolo, pertinente al più antico acquedotto di Monteleone (XVI secolo). Chiamata dagli anziani del luogo “lo sfiato della vecchia fonte”, è in realtà una tipica torre di sfiato, il cui gemello si trovava in San Giovanni Battista, all’interno di Porta Spoletina, purtroppo andato perduto nei decenni recenti.

Butino (Monteleone di Spoleto) si trova sulle pendici del Monte Birbone, con un nucleo più antico disposto attorno alla chiesa rurale di Santa Maria degli Angeli, a 989 metri s.l.m. La Madonna degli Angeli è una modesta cappella campestre del XVI secolo, con tetto a due falde e un piccolo campanile. D. Ansano Fabbi attesta la dipendenza originaria della chiesa dai Francescani Conventuali di Monteleone di Spoleto, i quali, dedicandola alla Madonna degli Angeli, vollero in tal modo perpetuare la memoria della Porziuncola. Il fatto che la festa si celebri la prima domenica di agosto suggerisce un diretto riferimento al “Perdono” o Perdono di Assisi, che cade il 2 agosto. Precedente a questo edificio è la chiesa di San Gregorio di Butino del 1334 (citata nell’elenco delle Rationes Decimarum, al n. 5930), per il resto sconosciuta.

Il nome Butino riflette la particolare ricchezza di sorgenti e fonti d’acqua. Infatti Budino-Butino indica generalmente “bottino”, “piccoli barili”, luogo di raccolta o cisterna d’acqua. Butino presenta altri due sinonimi ancora presenti in località vicine, uno nel territorio di Foligno (PG) e un altro nel comune di Sefro (MC). Subito oltre il cimitero del paese, lasciando sulla destra la strada per Poggiodomo e Gavelli e salendo nei pressi del gruppo delle case più dirute, da cui si gode un’ottima vista sul territorio circostante, si incontra, lungo l’antico tracciato stradale, un’alta e insolita struttura muraria: un’opera di ingegneria idraulica databile tra il XVII e l’inizio del XIX secolo, appartenente al più antico acquedotto di Monteleone di Spoleto (XVI secolo). Gli anziani del luogo la chiamano “lo sfiato della vecchia fonte”. Si tratta in effetti di una tipica torre di sfiato per la condotta sottostante, che aveva il suo gemello in San Giovanni Battista, all’interno di Porta Spoletina, probabile sito di captazione e distribuzione dell’acqua del paese, purtroppo andato perduto negli ultimi decenni.

L’acquedotto che captava l’acqua dalla località Pozzolano, dalle fonti di Pezzolano o della Forcella di Vetranula, nei pressi dell’abitato tardo-medievale di Vetranula-Vetralla, è ricordato negli statuti più antichi di Monteleone, redatti tra il 1587 e il 1588 su un precedente statuto (presumibilmente tra il 1562 e il 1565). Il registro diciannovesimo, Libro I, descrive infatti tutte le notizie relative a una “condotta d’acqua delle fonti di Pozzolano e di Capeta da mantenersi”, mentre riporta sporadiche notizie di un condotto in muratura nei campi tra Butino e Monteleone. La “Villa di Budino” è ricordata in occasione della visita del vescovo Lascaris a Monteleone, tra il 3 e il 10 ottobre 1712. Nel 1829 una breve descrizione riporta:
“BUTTINE. Villaggio di Monte Leone soggetto a tale autorità; Governo di Cascia, Distretto e Diocesi di Norcia, Delegazione di Spoleto, 109 anime”.

L’insediamento, oggi abitato da un ridotto numero di residenti stabili, è un piacevole centro di villeggiatura estiva. L’origine o la fondazione vanno ricercate nello stretto rapporto con le antiche strade e i traffici commerciali. Infatti, la strada proveniente da Monteleone si divide in due percorsi che, aggirando il Monte Birbone (m 1386 s.l.m.), si ricongiungono a Monte San Vito (frazione di Scheggino, m 926 s.l.m.), prima di scendere rapidamente verso la Valnerina. Nelle vicinanze, a breve distanza a piedi, si trovano le famose miniere di Terrargo, attive nel XVIII secolo. Il territorio comprende inoltre Villa Cesi, la chiesa della Madonna delle Grazie, il Casale Pozzolano o Castellina, il Casale Caserta o Baiocco, la Fonte di Pozzolano, la Fonte di Terrargo e il Casale Ranali (memoria della famiglia Ranalli-Rinaldi).

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Ultimo aggiornamento:: 05/02/2026 15:46:19